La necessità di adattare la normativa secondaria alle ultime modifiche del TUF ha indotto la Consob ad avviare nel giugno scorso una consultazione con gli operatori, all’esito della quale è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale la delibera di modifica del “Regolamento Crowdfunding”.

Vale la pena ricordare che la cornice normativa del crowdfunding è ancora prevalentemente nazionale, mancando atti normativi vincolanti dell’Unione europea, nonostante l’autorità europea di vigilanza degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) si sia già espressa in materia nel 2014 (Investment-based crowdfunding) e sia in corso la procedura per l’approvazione di una proposta di regolamento della Commissione sui fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese.

Obiettivo principale della consultazione, anche se non l’unico, era quello di individuare gli investitori che, oltre agli investitori professionali, potessero acquistare le obbligazioni e i titoli di debito oggetto di offerta online (in sezioni separate dei portali autorizzati rispetto alle offerte per equity), fermi, comunque, i limiti già previsti dal codice civile, come indicato dalla stessa delega a favore della Consob contenuta nella legge di bilancio 2019. Con l’occasione, tuttavia, la Consob ha cercato anche di intervenire su una delle principali criticità del crowdfunding che ha ad oggetto investimenti per loro natura illiquidi, non esistendo un mercato secondario sul quale trattare quote, azioni, obbligazioni o altri titoli di debito acquistati su portale: è stata, quindi, introdotta la possibilità di inserire in apposite “bacheche web” le offerte di vendita di strumenti finanziari dei singoli investitori, a condizione che non vi sia alcuna interazione tra gli offerenti e i gestori del portale.

Quanto all’oggetto principale della consultazione, è necessario evidenziare che i soggetti che possono acquistare obbligazioni sono, nel nostro ordinamento, diversi a seconda dell’emittente: mentre le S.p.A. possono emettere obbligazioni solo entro il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato, salvo che le obbligazioni in eccedenza siano destinate ad investitori professionali soggetti a vigilanza e tenuto conto che nel caso di successiva cessione il cedente risponde della solvenza dell’emittente nei confronti degli acquirenti non professionali, siano garantite da ipoteca su immobili della società nei limiti dei 2/3 del loro valore oppure siano destinate a quotazione in mercati regolamentati, sistemi multilaterali di negoziazione o diano diritto di acquisire o sottoscrivere azioni (art. 2412 c.c.), le S.r.l., sempreché lo preveda l’atto costitutivo, possono emettere obbligazioni solo a favore di investitori professionali, i quali, anche in questo caso, ove le cedano a terzi non professionali o non soci dell’emittente, rispondono della solvenza di quest’ultimo (art. 2483 c.c.).

Non vi era, dunque, spazio per l’organo di vigilanza per individuare nuovi soggetti, diversi dagli investitori professionali, per gli investimenti online in debito se non nelle tre ipotesi eccezionali sopra riportate relative alle S.p.A. Ulteriore limite all’intervento dell’autorità di vigilanza, questa volta di natura quantitativa, risiedeva nella Delibera CICR n. 1058/2005 e nelle Disposizioni di Banca d’Italia in materia, che prevedono l’importo di 50.000 Euro quale taglio minimo per l’acquisto di strumenti finanziari diversi dalle obbligazioni.

Alle nuove categorie di investitori, con le dovute eccezioni, si applicano i presidi che il Regolamento Crowdfunding già prevedeva a tutela dei non professionali non rientranti nelle categorie speciali di cui all’art. 24 comma 2 autorizzati ad investire in equity:

  • diritto di recesso entro 7 giorni;
  • diritto di revoca dell’offerta nel caso in cui, tra il momento dell’adesione e la sua chiusura, sopravvenga un fatto nuovo o sia rilevato un errore materiale concernenti le informazioni esposte sul portale, atti ad influire sulla decisione di investimento;
  • obbligo del gestore del portale o di chi riceve l’ordine di verificare la corrispondenza tra le caratteristiche del cliente e le caratteristiche essenziali e i rischi dell’investimento;
  • obbligo per il gestore di permettere l’accesso alle singole offerte solo agli investitori che abbiano preso atto delle informazioni “educative”).

È stata, invece, esclusa la necessità di imporre per ciascuna offerta la presenza di un anchor investor (investitore professionale o soggetto ex art. 24 comma 2 del Regolamento Crowdfunding), il quale, nelle offerte finalizzate alla raccolta di equity, deve detenere almeno il 5% degli strumenti offerti, essendo stato ritenuto inferiore il rischio dell’investitore nel caso del debt crowdfunding.

Infine, è stato chiarito che, pur in mancanza di una normativa comunitaria specifica, tramite i portali autorizzati in Italia è possibile convogliare le offerte di soggetti costituiti non solo secondo il diritto italiano, ma anche secondo quello degli altri Stati dell’Unione europea o appartenenti allo Spazio economico europeo, ma non di Stati terzi (quali ad esempio la Svizzera).

Articolo di Giuseppe Serrano, “Crowdfunding, tutti i diritti per chi punta sull’investimento “condiviso”” dalla pagina https://www.repubblica.it/economia/2019/11/03/news/crowdfunding-239861805/, consultata in data 11 dicembre 2019.